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Quindici ragioni che spiegano la necessità di un'educazione musicale scolastica
(di Carlo Delfrati)

L’esperienza sonora è uno dei veicoli primari nella costruzione del mondo intellettivo e affettivo della persona. Il mondo acquista gradatamente forma e significati, per il bambino, anche attraverso l’opera costruttrice dei percetti sonori. La musica è dotazione fondante di ogni persona, non proprietà di individui privilegiati. L’educazione ha il compito di permettere alla persona il massimo spiegamento di questa primaria risorsa.


• Fin dalla primissima infanzia l’esperienza sonora si salda strettamente con la motricità. Il suonare e il cantare mettono in campo sempre più raffinate abilità propriocettive, cinestesiche e ideomotorie; favoriscono l’acquisizione del coordinamento motorio.

• In un ambiente sempre più esposto ai fenomeni di inquinamento acustico, la persona ha imparato a difendersi escludendolo dal campo attenzionale. Abituandosi a non ascoltare, la persona finisce col diventare incapace di ascoltare. La capacità di ascoltare gli eventi sonori e musicali è fondamentale per apprendere ad ascoltare se stessi e gli altri.

• La perdita della capacità di ascolto consegna alla società di oggi un individuo esposto ai condizionamenti dei media, nei quali sappiamo come la musica abbia una presenza di primo piano. La manipolabilità del cittadino è direttamente proporzionale alla sua ineducazione. La scuola ha il compito di fornire adeguati strumenti critici anche di fronte alla componente musicale dei media.

• Fin dai primi anni di vita il bambino esprime il suo mondo interiore con i suoni. La musica agisce fortemente sulla dimensione affettiva: il far musica permette, al bambino come all’adolescente, di esplorare, nell’emotività della musica, la propria emotività.

• All’educazione musicale spetta il compito di educare una forma di comunicazione cruciale nella vita di relazione: quello che fa capo al parlare. Il controllo della voce parlante passa attraverso il controllo percettivo, intellettivo, fisiologico, di eventi vocali tipicamente musicali.

• L’attività collettiva del far musica insieme è una delle esperienze tipiche e significative della disciplina. Le condotte che essa esige sono fondamentali per educare all’interazione e alla socializzazione.

• Le attività di manipolazione creativa del suono permettono al bambino e al giovane di esprimere il proprio mondo interiore, in parallelo e a integrazione del suo sviluppo creativo negli ambiti visuali, gestuali, verbali.

• La musica è terreno privilegiato per far accedere il giovane all’incontro multietnico. Il bambino che anche in carenza di interazione verbale condivide a scuola con l’extracomunitario le rispettive musiche, sarà più facilmente l’adulto capace di rispetto e di interesse verso le altre culture. Le musiche degli altri popoli ci aiutano a capire le loro culture.

• Oggi la musica è una componente imprescindibile della cultura dei giovani, una manifestazione che impegna una parte cospicua e intensa della loro vita. Possedere le chiavi di accesso alla produzione e alla fruizione musicale è uno dei bisogni più sentiti dai giovani, che esigono una riposta consistente da parte della scuola.

• Le competenze musicali assumono una funzione portante in una quantità di professioni contemporanee, da quelle tecnologiche a quelle educative, da quelle impresariali a quelle terapeutiche, da quelle dei media a quelle dell’economia e della gestione della cultura.

• L’immenso patrimonio musicale del passato e del presente fornisce spazi di esplorazione di idee, emozioni, concezioni del mondo di alto valore estetico, non altrimenti esperibili. E’ anche attraverso questo patrimonio che la civiltà attuale è diventata nei suoi aspetti migliori quello che è. Da questo patrimonio il bambino e il giovane rischiano di rimanere per sempre esclusi se l’educazione non fornisce loro adeguate chiavi di accesso.

• Ogni composizione musicale nasce come voce dell’intero mondo simbolico degli individui che la crea e della loro società di appartenenza. Per questa ragione la comprensione dell’evento musicale, inserita nella più ampia lettura multidisciplinare della realtà, apre il giovane all’intero ambito di cultura e civiltà da cui l’evento è scaturito, storico, sociale, antropologico, religioso.

• Il momento analitico dell’esperienza musicale, la conoscenza dei meccanismi sintattici e delle regole del codice, forniscono alla più generale competenza cognitiva dello scolaro strumenti e oggetti unici, esclusivi, su cui esercitarsi.

• Non va infine dimenticato che nei suoi momenti riflessivi, nel dialogo quotidiano tra alunno e insegnante, nella trasmissione delle conoscenze, nelle attività di interpretazione e di analisi, nella lettura dei testi, nell’acquisizione di un lessico specifico, l’educazione musicale è anche, largamente, educazione verbale. L’educazione linguistica è compito dell’intero corpo insegnante. Da una parte ciò alleggerisce il carico di responsabilità dell’ora di italiano, dall’altra invoca un adeguato spazio curricolare per ciascuna disciplina.

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